Alfredo Pasolino

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Camogli 17-01-1999

Alfredo Pasolini - Premio amici del quadrato a Teresio Ferrari

Quel carattere in cornice

Nello sport in generale pur con le inevitabili differenze tra disciplina e disciplina, la volontà addizionata alla qualità, forma una dote straordinaria, capace di scavare un fossato rispetto ai rivali di gara. Teresio Ferrari è planato nel cielo dell'arte già dal 1970, per dirci con il suo "fiato poetico", che il mito di Marco Pantani, del suo anno inimitabile, cominciato con il trionfo italiano nel Giro e concluso con la leggendaria impresa del Tour, è una fuga che non finisce mai !

Ce lo rappresenta Ferrari, con la fedele reinterpretazione verista sulla tela, quasi in fuga dal castone della pittura.
Se per la critica, l'opera segna il ritorno alla grande della pittura dipinta, al ritorno di quell'immagine tutta italiana che traeva la sua storia essenziale nei capitoli dell'arte dei secoli passati. Questa persistenza dell'immagine per Ferrari, è la trascrizione del suo vero segreto, la realtà del suo sogno, tutto già pittoricamente sul grande interesse per il colore, per la luce, per la sensazione del movimento, per la poesia, per la passione del ciclismo, per le emozioni che l'artista novese vuole trasferire o di smorzare con grande pudore.

Tra ricordi e progetti da appendere in cornice, l'incontro con quel giovanotto di buonissima personalità, animato da una grande volontà di vincere, rispecchia, come sulla tela il segreto, anzi, l'identità speculare di un altrettanto "ragazzo" prestato alla pittura, ancora indomito spirito di questa sua inesausta eclettica stagione creativa, alla gioia di una pittura, dichiarata come si fa la vita.

Entrambi in corsa, sulle curve differenziate del tempo.
Il loro segreto che li accomuna è quello noto da tempo: il carattere. La volontà, la voglia di stupire con le carte in regola del fare bene la propria professione, meglio degli altri, sciegliendo un traguardo impegnativo, e non uno qualsiasi, e vivendolo con una determinazione fuori dell'ordinario, fino nelle pieghe del dettaglio. Ferrari, sulla linea della cronaca come su quella della memoria, ha saputo trasfigurare con i ricordi, i sensi e la freschezza, di un anacronistico "ragazzo proprio in gamba", che dalla vita aveva conosciuto quasi tutto, l'abisso del dolore e la grazia del successo, ma che alla fine è rimasto tale e quale senza cambiare mai di una virgola.

C'è da dire che Ferrari respira l'aria novese, terra di campioni, il colore pastorale e la luce irridata delle colline soprattutto, tanto che, ritrovare oggi, un romantico come lui a dipingere soggetti riflessi in cornice, immagini speculari del suo stato d'animo, con un olio su tavola, in cui l'immagine, come quella del campione romagnolo, rivela una sorta di candore esteriormente impronunciabile, senza fine, dove sospinge cuore, passione, non comuni, di chi sa, come Ferrari, leggere la poesia della realtà e del mondo intero.

C'è lo sguardo esterno di chi osserva questo quadro.
E, c'è lo sguardo dell'artista che autobiograficamente ha animato con il soffio vitale, il miracolo della luce sulle cose e sul soggetto ritratto, con quella tensione tonale delle superfici, di cui i colori si fanno "movimento" azione, evidenziando la loro pregnante e interna carica di "fluido" vivente. Perfino i dettagli somatici di Pantani in sella, sono le immagini del "limite" da dipingere, in cui i colori si fanno lettura ed effetto di velocità e tempo, fin dove il suo spirito può spaziare nella esaltazione dell'opera umana. Sono le soglie, tra luci e ombre, di quella determinazione impronunciabile della dote straordinaria, della passione delle due ruote fuori dall'ordinario, tirando dritto fino ad accumulare chilometri e allenamenti.

E di fronte a una lucida figura di un campione all'opera, che se suscita la meraviglia dell'osservatore, davvero interattiva tra il quadro e il fruitore, lo aiutano a interrogarsi sul ruolo della luce, che è la vera protagonista con i colori, la coerenza stilistica e la natura materica delle cromie, per evidenziare un medium fondamentale, che nei confronti della pittura, può funzionare da filtro essenziale, all'effetto dinamico del ruolo di Pantani in azione, o d'intensificare la temperatura drammatica dell'intelligenza determinante, competitiva. Entrambi a sottolineare peculiarità espressive della vibratilità muscolare, e della tensione partecipe di tutto il corpo.

Ne sapeva qualcosa Ferrari, che ha passato gli ultimi giorni della sua tormentata ed eccentrica sperimentazione, per suggerire l'illuminazione ideale. Proprio quella difficoltà di mettere in scena sulla tela per evidenziare al pubblico le difficoltà che un pittore serio incontra; ad animare visionariamente l'influenza della luce. Sugli effetti di un alleggerimento, quale soluzione migliore per entrare dentro i colori ed azionare l'effetto del movimento e di equilibrio centripeto, contro la gravità statica della figurazione?
Teresio Ferrari, in quest'occasione è davvero geniale, fornendoci un insolito e stimolante saggio pittorico, Teresio Ferrari - quel carattere messo in cornice - sui problemi connessi con la luce, per coinvolgere 1'osservatore nell'effetto cinematico del quadro, verificando in realtà quanto la luce combinata con la gestualità possa mutare lo status dell'opera.


Mostra personale del pittore novese Teresio Ferrari

Alfredo Pasolini - Premio amici del quadrato a Teresio Ferrari

Sala esposizioni (ex SOMS) zona Pieve
Comune di Volepedo (AL) - nei luoghi di Giuseppe Pelizza, autore del “quarto stato”
cocktail inaugurale: mercoledì 12 agosto 1998

Deviando dal suo percorso di sogni e di ricordi, legati alla passione sportiva, in quei mitici anni che segnarono l'orgoglio della storia nazionale e d'oltralpe, con Fausto e Serse Coppi, Gino Bartali e Alfredo Binda, per il ciclismo, dopo aver seminato con altrettante glorie del ciclismo storico, riservato solo ai grandissimi di granitica memoria, come Felice Gimondi e Fiorenzo Magni, indelebili nelle generazioni del dopoguerra, Teresio Ferrari è planato sul cielo dell'arte, già dal 1970, per dirci, con il suo "fiato poetico" che, l'indomito spirito umano di questa sua inesausta eclettica necessità creativa, alla gioia di una pittura, dichiarata come si fa la vita, come sboccia il fiore della pietà verso la madre, o per una di quelle accanite ricerche, nel senso di cui si è fatto carico l'artista del suo stato d’animo, è indispensabile per lui come il respiro.

Sulla linea della memoria, fra dionisiaco e apollineo, la pittura di Teresio Ferrari risente, nella vasta produzione di opere, quella tensione tonale della superficie, in cui i colori che ne fanno la storia attraverso scenari di vita e ritratti di campioni, in scansione, fin dove il suo spirito può spaziare nella esaltazione dell'opera umana, evidenziano la loro pregnante e interna carica di "fluido".

È così che entra in scena, con la sua conoscenza tecnica, il fiato poetico e propositivo di Ferrari, artista del pennello che, come nello sport, non si risparmia di creare l'armonia gestuale, facendosi dominatore, novello Prometeo, della medesima usura del tempo, sulla materia cromatica, determinandone la metamorfosi creativa dei suoi apprezzatissimi racconti pittorici.

Se il mutamento metaforico del tempo, diventa "trasformazione" ecumenica, che fa vivere in modo nuovo e di nuova vitalità, Ferrari ci illumina sul suo senso e non senso della vita, sulle ragioni delle sue scelte artistiche, e delle scelte di estrema libertà, cariche di una criptica passione bruciante, di una "perforante" inquieta esplorazione dello scavo individuale, dolce malattia romantica che confluisce in una dimensione rivoluzionaria del pensiero, legata al vissuto e alla fusione, che sfuggendo alle lusinghe tendenziali delle mode contaminanti si riassume con la suggestione o il disincanto davvero straordinario della sua visione, capace di alludere al regno dello universo, o meglio, a quella luce crepuscolare che i mistici di ogni tempo hanno cantato come visione capace di guidare l'innato istinto del pensiero soggettivo, con immagini metafisiche che stanno oltre la visione reale.

Un arcobaleno coloristico che discende ad un passo dall'infinito e ci parla del viaggio pittorico di Ferrari, sulla superficie, idea di un volo, di cieli di ascesa sincretistica dell'universo sensibile. Anche per il fatto che le forme biomorfe, se sono in continua mutazione, devono "entrare" nella mente dell'osservatore, con la forza dell'emozione, per una suprema richiesta di luce e di bene, nella realizzazione di paesaggi e nature morte, fra progettualità concettuale di una moderna sintesi fisica e alchemica, con cenni metafisici, surreali, ad un passo dall'informale, utilizzando tecniche di straordinario effetto, perché sanno filtrare le fonti ormai inaridite della ricerca del figurativo tradizionale, attraverso sogni e segni vitali, che fanno per Ferrari abbracciare il mondo, per sentirsi battere in petto quest'atomo d'anima, con la forza che nasce dalla fede. Fede nella ricerca salvando ciò che è stato, che è, dalla corrosione del tempo e dell'oblio, e con la prorompente espressività dell'espressione fantastica, della sua visione sempre aperta alla bellezza della Natura, in intimo colloquio speculare con gli archetipi umani, fino alla polpa luminosa dell'anima, sempre nuova e imprevedibile di fermenti creativi.

Ma chi è Teresio Ferrari?

L'appuntamento importante con il pubblico che lo segue affezionato sulle rigogliose tappe nazionali di meritatissimi riconoscimenti, tra estimatori e ammiratori di vecchia fede, e qui, con il consenso di una Mostra sulla linea della memoria del lavoro esemplare dell'artista novese, ha per titolo: il fiato poetico dentro i sogni di Teresio Ferrari.

La Volpedo culturale, è onorata di ospitare l'allestimento antologico di un artista coerentemente onesto con se stesso, per quella sua insistente ricerca dei vero e dei bello. Ferrari come Picasso, vive e vede e sente le cose elementari della nostra esistenza; ci restituisce l'ovvio della vita, colorato di azzurro. I suoi soggetti sono pressoché al di là della possibilità di esserci, perchè vivono di una loro luce interna che, per la stesura pittorica, sono concepiti dinanzi - con questo suo vedere e muoversi tutto in chiave espressiva, nella voce interiore del silenzio. Ferrari la cerca come se fosse nuova ogni volta; la chiave della sua essenza è il movimento: le sue vie dei colori. Una corsa, con il fiato poetico oltre il confine: un giorno vuol dire lo stupore, un altro il divenire cielo, oceano, spazio dove tutto è segno, che è poi il suo modo di porsi dinanzi alla realtà in movimento, leggendo nella realtà i segni del destino.

Eppure, se Ferrari ha "camminato" molto nella sua pittura, scopriamo con lui che non è solamente il nostro cammino e il senso delle cose, che creano originalità e ispirazione, prima e dopo il "camminare", prima e dopo le cose.

C'è uno "snap" come la percezione di un istante, l'istante della intrusione intuitiva, l'attimo fuggitivo del suo mistero, dinanzi alla meraviglia della molteplicità creativa, l'attimo fuggitivo del suo mistero, dinanzi alla meraviglia della molteplicità creativa, che entra, passa come un'emozione collettiva del tutto, attraverso l'uomo-artista. Un mistero: il più grande delle parole.

Trent'anni in passerella, con il più brillante artista dello universo ecumenico del suo segno-linguaggio, legato alla visione della materia del colore. Di questo suo gravitare della anima, che il proteiforme giocoliere eclettico, di rivoluzionarie oscillazioni del tempo, della forma e immagine va motivato che, se la pittura di Ferrari, sembra con l'armonia voler indicare all'osservatore, nel suo dialogare espositivo che non si può costringere a lavorare sempre secondo un certo stile e con un determinato movimento tutta la vita, occorre però, prestare attenzione alla propria sensibilità e alle proprie energie. L'arte di Ferrari ha la fortuna di poter continuare ad essere umana, fisica, con la coscienza dell'inesauribilità del suo linguaggio, presentandosi legata alla visione della materia e del colore su due temi ben precisi: la persuasiva testimonianza viva di una tradizione contemporanea della figurativa, e il secondo, si può ben parlare di un confronto speculare del suo percorso di sogni, di favole dell'opera unica e il coinvolgimento emotivo dell'osservatore, che lo fa vibrare con intima partecipazione, anche nel corso del tempo.
Non per incertezza del proprio valore, ma per quella sua propensione innata, a vedere il mondo come un appuntamento di guai, che come offerta di rose..., mentre Ferrari, se fu l'interprete della regola che corregge l'emozione, e dell'emozione che corregge la regola, non è stato certo figlio minore di quel movimento culturale post-Novecento, che dal dopoguerra si era dilatato, attirando le migliori avanguardie e informando la cultura italiana.

Sono quadri, dunque, che devono entrare nella mente dell'osservatore, con la forza dell'emozione, per una suprema richiesta di luce e di bene, anche se, parafrasando una bella canzone di Baglioni, cercano di dare forma e significato dell'attuale disorientamento collettivo, riconoscendo "che siamo sempre qua chiusi in un mistero".
Ferrari ci invita a dare significato a ciò che oggi non ne ha: di fronte a noi accadono fatti che commuovono, la solitudine, la tristezza l'onestà. Che ci saranno pur sempre, in questo disorientamento, uomini come Ferrari, che sanno che ci sono valori e volti che non hanno prezzo.

Sono quadri cui, l'artista ha saputo fondare insieme il "tempo nemico" con il battito dei cuori. Se il tempo si muove e sceglie per noi nell'opera d'arte, il tempo si fa assoluto del movimento. Come l'amore, se per continuare deve finire, Ferrari ha saputo, nella fusione spaziale del presente dominare quel fottuto medico del tempo, fissando nel castone della sua pittura, tra paesaggi e nature morte, perfino nella progettualità di una sintesi moderna fisica e alchemica, con cenni metafisici e surreali, o ad un passo dall'informale, la luce universale dell'amore, sicuro che alla fine dell'opera, c'è I'uomo fuso, come vortice, nell'assoluto in cielo come dentro la sua profondità, fino alla polpa luminosa dell'anima: una tavolozza di sogni con la dolce persuasione del colore.

On.Le.Prof ALFREDO PASOLINO (CRITICO D'ARTE INTERNAZIONALE)
(via Gambolina 42/3- 27029 Vigevano (PV)

Logo di Teresio Ferrari, il pittore novese dei campioni
Viale Industria, 3
Novi Ligure, AL 15067

Dalle 8 alle 12, dalle 14 alle 18
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